15-17
05 2026
06/03/2026
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29/04/2026
Mostre
Alessandra Mazzari

Feroce

Testo critico di Flavia Prestininzi
CANTADORA è lieta di presentare Feroce, prima mostra personale di Alessandra Mazzari  Giovane pittrice iscritta all’Accademia di Firenze, Alessandra Mazzari (Parma, 2003) realizza per CANTADORA un ciclo inedito di opere che affonda le radici nella propria esperienza biografica e nelle trame delle relazioni intime che la attraversano. Le tele, accompagnate da un racconto inedito di Davide La Montagna dal titolo Il Dio Dei Secondi trasmesso nello spazio durante l’opening , mettono in scena ambienti domestici e familiari in cui le interazioni tra i personaggi sembrano cristallizzate in una sospensione temporale e spaziale.
I volti, deliberatamente sottratti al riconoscimento, si fanno opachi e anonimi; al contrario, posture, gesti e prossimità rivelano con evidenza legami affettivi e dinamiche relazionali profonde, lasciando emergere una tensione silenziosa che abita lo spazio condiviso. A partire da questa dimensione affettiva — intima, stratificata, attraversata da ambivalenze — il lavoro di Alessandra sembra però articolarsi, sulla juta e la tela, attorno a una questione più precisa: la “terzietà”, ovvero ciò che l’autrice e psicoanalista Jessica Benjamin (2017) ha definito come elemento cardine all’interno della sua teoria del riconoscimento.
Se il riconoscimento, nei dipinti di Alessandra, prende forma anzitutto nello spazio domestico, nel confronto ravvicinato tra figure legate da vincoli familiari, la presenza ricorrente di cani addomesticati assume un valore simbolico: introduce uno scarto, uno slittamento verso il territorio dell’alterità e della subalternità. Queste presenze non sono meri dettagli narrativi, ma dispositivi che disarticolano la chiusura della coppia e incrinano la logica del rapporto esclusivamente duale.
Il terzo — o la terza — emerge allora come ciò che eccede e insieme struttura la relazione, rendendo visibile il contorno che la delimita e la sostiene. In questo margine, non più confinato ma riconosciuto, le dinamiche intersoggettive si aprono a una complessità che supera la polarità binaria, lasciando affiorare uno spazio condiviso in cui il riconoscimento può finalmente accadere.