15-17
05 2026
12/05/2026
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10/07/2026
Mostre

RGW 2026

Guglielmo Maggini

Nel tuo affondare, la mia forma

A cura di Giuseppe Armogida
Il 12 maggio 2026, negli spazi di via Alessandro Volta 34 a Roma, z2o Sara Zanin inaugura Nel tuo affondare, la mia forma, seconda mostra personale di Guglielmo Maggini, a cura di Giuseppe Armogida. Per la prima volta Maggini si confronta con l’architettura del nuovo spazio della galleria, costruendo un progetto unitario che accoglie un corpus inedito di lavori realizzati tra il 2025 e il 2026. Qui la materia si fa luogo di transito: ceramica e resina si intrecciano, mentre emergono nuove traiettorie di ricerca attraverso l’introduzione del vetro, già presente come tensione latente nella liquidità delle sue forme. Al centro del progetto – che si articola come un’immersione, nell’urgenza di un contatto – si collocano i temi dell’eredità e del naufragio, intesi non come condizioni opposte ma come movimenti intrecciati.
L’artista lavora sulla ceramica come su una materia da attraversare fisicamente e simbolicamente, dando forma a un gesto che ha la misura dell’abbraccio: un abbraccio rivolto alla storia dell’arte e, in particolare, alla tradizione ceramica del Novecento – da Lucio Fontana in avanti –, ma anche un gesto intimo, in cui memoria storica e memoria personale si fondono senza gerarchie. Ne deriva una rilettura libera e stratificata, in cui il passato non è mai citato, ma continuamente trasformato e rimesso in circolazione. In questo senso, la mostra segna un momento di consapevolezza e maturità nel percorso di Maggini: il medium ceramico viene interrogato nelle sue possibilità tecniche e linguistiche, attraverso l’introduzione della maiolica, una pratica pittorica che passa attraverso la materia, l’uso del lustro d’oro a terzo fuoco, e una crescente attenzione alla dimensione installativa.
La scultura si apre così allo spazio architettonico, diventando ambiente, ritmo, relazione. Non si tratta di trattenere ciò che affonda, ma di attraversarlo: dare forma a ciò che resta, e da lì, forse, ricominciare. Guglielmo Maggini (n. 1992) è un’artista che vive e lavora a Roma. Il lavoro di Guglielmo Maggini si colloca al confine tra installazione e scultura. La sua ricerca cattura il passaggio da un mondo all’altro: un mondo di colori, talvolta esuberanti, un mondo di epifanie, di forme che non contengono più qualcosa, ma che diventano esse stesse portatrici di ciò che è stato dimenticato. Materiali plastici naturali come l’argilla, e sintetici come gomma, resine e, più in generale, il mondo dei polimeri plastici, si fondono in un’esplorazione sensibile del rapporto tra vita e morte, in un viaggio tra memoria storica e personale.
Lo spazio è concepito come un volume plastico, immaginario ma soprattutto psicosomatico. Le relazioni tra spettatore, opera e architettura diventano il fulcro del processo artistico di Maggini: da un lato, lo spazio fisico influisce inevitabilmente sulla percezione sensoriale del visitatore; dall’altro, l’intervento artistico produce trasformazioni profonde e decisive nella percezione oggettiva del mondo esterno. Dopo la laurea in Architettura, si trasferisce a Londra, dove consegue un Master in Arti Visive presso la University of the Arts London – Camberwell College of Arts.