Non è una decorazione, ma un dispositivo che apre lo spazio a un ignoto condiviso: la materia delle pareti e quella delle stelle appartengono alla stessa sostanza; interno ed esterno si equivalgono. Su nuove Colonne d’Ercole, microscopico e macroscopico, scienza e spiritualità iniziano a convergere, chiosa Giovanni Ozzola. Appunti senza parole è una piccola scultura composta di immagini: prove di stampa e frammenti visivi custoditi nel tempo vengono accumulati, stratificati e rilegati a mano fino a generare una presenza tridimensionale, dotata di spessore, peso e volume. L’immagine non rimane superficie, ma, sommandosi ad altre immagini, si trasforma in corpo, in materia, in scultura. Le opere di Ozzola non descrivono luoghi: li attivano. Ogni immagine traccia una rotta possibile, orienta lo sguardo, suggerisce una direzione. Accumulano tracce come farebbe il tempo: stratificano segni, memorie, presenze che non appartengono solo allo spazio ritratto, ma a chi lo attraversa.
Ciò che mi interessa non è raccontare il limite, ma renderlo percepibile come soglia viva. La mostra non rappresenta il limite come tema. Lo mette in funzione. Lo trasforma in un campo attivo, in uno spazio in cui qualcosa può accadere: uno slittamento percettivo, una presa di coscienza, un’apertura. È in quel punto che l’immagine smette di essere superficie e diventa presenza, e lo spazio smette di essere distante per diventare esperienza condivisa, spiega l’artista.