Le figure femminili parzialmente celate di Salehi – per lo più amiche – fluttuano gestualmente attraverso i suoi paesaggi reali e immaginari dell’Iran, fungendo da protagoniste nei suoi collage. Sospese nello spazio, Salehi costruisce un mondo intorno e tra di loro attraverso strati di fotografie trovate, disegni e motivi incisi con pietre rituali da preghiera, che entrano in conversazione come un concerto attraverso il taglio, l’accumulo, la scansione, il riassemblaggio e l’ingrandimento. Qui, l’atto di coprire non è limitato alle donne, ma ai mondi che abitano, invitandoci a considerare una narrazione più ampia sul rapporto tra ciò che è reale e ciò che è costruito politicamente, fisicamente e metaforicamente.