15-17
05 2026
10/04/2026
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24/05/2026
Mostre

RGW 2026

Diego Gualandris

Floralia

Indovinello: sono cresciuto così bene l’estate scorsa che vorrei rifarlo ancora, ma, ecco, una gigantesca mano mi prende, mi strappa e il mio ultimo pensiero è: spero mi mettano in un bel vaso. Sento ancora il formicolio sulla schiena di mille insetti indaffarati, loro lavorano tanto, vanno talmente veloci che a volte credo che la mia pelle sia una strada. Vedo tutte le stagioni, e tutte queste lune mi fanno brillare. Ora il sole agisce su di me, mi fa seccare sempre di più, sgretolare in silenzio, divento sempre più piccola, mi frantumo, mi sto moltiplicando, a breve sarò un po’ qua e un po’ là. Dicono che penso troppo, e penso male, ma ho smesso di farlo definitivamente da quando Ernesto una notte, addormentato a fianco a me e parlando nel sonno, chiese a un invisibile interlocutore: da dove inizia la luce?
Dalla lampadina o dall’occhio? Amo viaggiare di notte, stavolta mi sono comprata due posti così potevo stare comoda, ma soprattutto perché ho constatato di essere troppo sensibile agli odori e al calore degli sconosciuti. Vorrei dormire subito e svegliarmi già a destinazione ma non mi viene sonno. Dormirei più volentieri in compagnia delle mie sorelle, dei miei fratelli, e farci belle la mattina per il sole. Qualcuno potrebbe camminare sulla mia testa e portarmi via tutto quello che c’è, lo spero. Poi ho nuotato tanto, tanto da allontanarmi per sempre dal luogo che conoscevo e in cui non sarei più tornato, con la casa sulle spalle che si faceva sempre più grande e pesante, quindi per un po’ sono stato là, sulla sabbia, finché finalmente mi sono rotto e una parte di me è rotolata nei fondali per molto tempo.
Mi sono addolcito, mi sono fatto minuto, e finalmente sono tornato a riva, una riva per me sconosciuta, qualcuno mi ha raccolto e mi ha lasciato qui. Da qui vedo tutto, anzi, non posso vedere più di così, se non col pensiero, mi sposto un po’ più in là e una nuova scena si compone. Ma eccolo sulla strada! Corre da un lato all’altro. Scendo rapido e lo prendo, giù in picchiata sempre più veloce, sempre più veloce. Con un boato silenzioso sbatto contro la terra, nessun suono ne seguì, nessuno reagì. Ed eccomi qui, dopo lunghi anni, a girare come un carillon, pur essendo ingrassata parecchio, molto più bassa, e sola. Ogni tanto, quando siamo tutti in fila uno a fianco all’altro, mi sembra che stiamo andando in guerra, sembriamo un esercito immenso, con le lance puntate al cielo, in marcia verso la battaglia.
La prima volta che ci schiacciarono temetti che non mi sarei più rialzato, ma poi, con prontezza erano tutti di nuovo in piedi e il vento ci muoveva. Che giornata meravigliosa! E sono anche stonato. Sono stonato ma canto lo stesso. So di essere stonato perché ancora non sono sordo e mi posso sentire, e canto, non per piacere, ma perché sento che devo farlo, non so come dire, appena vedo lei canto, e canto anche quando Ernesto se ne va. D’un tratto una scarica elettrica invade il mio sistema nervoso, si espande e si fa strada in me, come linfa bollente che vuole schizzare da ogni poro, come se volesse strapparmi il corpo e riportarlo a casa, la sua vera casa. Da una profonda altezza resto sospesa per un attimo e poi riprende il tuffo continuo, martellante, irresistibile.
E dopo essere stato masticato per qualche minuto, rieccomi qui: una gustosa trappola per insetti. Cosa sono?