È quindi la “parola”, tutt’altro che morta, il trait d’union tra i due binari paralleli. È la parola che, cancellata, assurge poi (soprattutto quando invece resta evidente) a metafora dell’essenziale ed è sempre la parola, una moltitudine di parole, a comporre questi suoi numerosi scritti. In questa mostra si cerca di focalizzare il punto in cui finisce la parola e comincia l’immagine. Sono quindi esposti da un lato i testi per il teatro, le raccolte di poesia, i romanzi e dall’altro opere visive che hanno soggetti letterari, o legati alla scrittura: aprono il percorso opere degli anni Settanta fra cui Vitale (1972), seguite da un lavoro sull’Odissea, Odysséus (2018), e uno sulla prima pagina del «Corriere della Sera» Ala italiana, Corriere (2013).
Le ultime due sale sono dedicate a William Shakespeare. Qui, i lavori realizzati con la Cancellatura rossa, cifra ricorrente della produzione più recente, raggiungono una presenza monumentale nelle opere Romeo e Giulietta (2022) e Othello (2019), rispettivamente composti da 38 e 36 volumi.