La pratica artistica di Francesca Cornacchini si fonda su una condizione di tensione che attraversa forma, immagine e materia. La sua ricerca, insieme concettuale, politica e poetica, si concentra sull’idea di turbolenza: non solo fenomeno visivo, ma stato percettivo e mentale. Una forza sospesa tra ordine e disordine, silenzio e caos, controllo e cedimento; l’attimo che precede l’esplosione. Con The void is practice, l’artista interviene sullo spazio della galleria trasformandolo non tanto dal punto di vista spaziale quanto da quello temporale. Cornacchini abita i vuoti, altera la funzione degli ambienti e mette in crisi la loro apparente neutralità. L’architettura, le superfici e le condizioni atmosferiche diventano parte attiva di un processo in cui controllo e imprevedibilità convivono, generando immagini in equilibrio tra presenza e dissoluzione.