15-17
05 2026
19/03/2026
-
18/05/2026
Mostre

RGW 2026

Carlo Valsecchi

TAMEN SIMUL #2

Con un testo di Francesco Zanot
Il lavoro di Carlo Valsecchi fonde scienza, fantascienza e sogno in un unico amalgama visivo. Le sue immagini sembrano al tempo stesso prove documentarie e fotogrammi di un film ambientato in un futuro prossimo e indefinito. Evocano le atmosfere ipnotiche di Evidence di Mike Mandel e Larry Sultan, gli spazi metafisici di De Chirico e le ambientazioni di 2001: Odissea nello spazio, dove interni tecnologici e paesaggi desertici convivono in una tensione sospesa. Non è chiaro cosa accada nei luoghi fotografati, né cosa sia avvenuto prima dell’arrivo dell’artista. Un buco che sembra inghiottire lo spazio, forme geometriche tra pittura minimale e grafica digitale, una terra che pare ardere sotto il fumo: più che risposte, le immagini generano uno stato di attesa.
Si ha la sensazione di trovarsi sull’orlo di un collasso o, al contrario, di una ricomposizione. In questo tempo sospeso, privo di evento, emerge qualcosa di essenziale e assoluto. Ogni immagine è autonoma. Non esiste una narrazione lineare, ma una costellazione di opere autosufficienti, davanti alle quali sostare e perdersi. La fotografia si avvicina così alla pittura: conta l’intensità dell’esperienza più che il racconto. Come suggeriva Carmelo Bene, ciò che si vive non può essere restituito pienamente; qui basta sostituire il teatro con la galleria. La mostra Tamen Simul #2 si articola in tre passaggi, corrispondenti agli spazi della galleria.
Il percorso muove dal campo della tecnica, attraversa l’industria e la tecnologia, per approdare all’ambiente. Artificiale e naturale si fondono senza fratture. Architettura, still-life e paesaggio perdono specificità: stabilimenti produttivi, macchinari, stanze vuote, vulcani, terra e acqua convivono in un universo espanso e silenzioso, unificato da un enigma luminoso. La fotografia diventa strumento per interrogare il rapporto tra realtà e astrazione, oggi sempre meno opposte. In un’epoca in cui l’immagine si allontana dall’idea di verità per proporsi come alternativa, Valsecchi costruisce mondi possibili senza ricorrere a elaborazioni digitali o tecnologie generative.
La sola macchina fotografica è sufficiente a mettere in crisi le nostre certezze percettive. Infinitamente piccolo e infinitamente grande si avvicinano: la camera funziona insieme come microscopio e cannocchiale. Particelle diventano territori, cumuli di terra si trasformano in montagne. Le sue fotografie sono mappe di luoghi reali e immaginari, una nuova topografia che riattiva il senso della scoperta. Un nuovo sublime. Il sublime è infatti la chiave di lettura del suo lavoro: attrazione e spaesamento, piacere e inquietudine convivono. Attraverso un medium che promette chiarezza, Valsecchi introduce opacità.
Non contemplazione, ma temporanea perdita di orientamento. La fotografia non come conferma, ma come esperienza da attraversare.