Gund Memorial Library del Cleveland Institute of Art. Danielle Mysliwiec concentra la propria pratica pittorica sull’esplorazione materiale e sull’astrazione, utilizzando un processo intensivo di estrusione della pittura a olio per imitare la tessitura. Ne derivano superfici astratte e materiche su lino che mutano con la luce e il punto di vista, rivelando e celando le forme. Ha esposto presso Asya Geisberg Gallery, Good Naked, Brintz+County, Untitled Art Fair, The Peale Museum, McKenzie Fine Art, Transmitter, Mixed Greens, Novella, Vox Populi, Kent State University, San Francisco State University e The Center for Craft, tra gli altri. Cyle Warner è un artista multidisciplinare caraibico-americano con base a Brooklyn. La sua pratica affronta il tessile come linguaggio spaziale, attingendo a motivi architettonici degli ambienti domestici caraibici per indagare come la memoria si formi attraverso movimento, contatto e negoziazione corporea. Attraverso strutture tessute, installazioni, fotografia e opere su carta, Warner costruisce dispositivi spaziali che concepiscono l’ambiente costruito come un sistema di registrazione plasmato dall’uso e dalla prossimità, piuttosto che dalla permanenza. Il suo lavoro è stato esposto presso il Brooklyn Museum (2024), il Bronx Museum of the Arts (2026), Welancora Gallery (2022, 2023), Bradley Ertaskiran (2022), Oolite Arts (2022) e Regular Normal (2020, 2021), tra gli altri.
Il titolo Soft Structures rimanda a un paradosso centrale. Se da un lato le opere sono rigorose nella composizione e disciplinate nel processo, dall’altro resistono alla retorica impersonale associata all’astrazione modernista. Si aprono invece alla memoria, alla dimensione domestica, al sapere artigianale ereditato e a identità codificate. Se l’astrazione storica tendeva all’autonomia, i lavori qui presentati insistono su una relazione — con il corpo, con l’ascendenza, con il lavoro e con l’universo visivo del presente. In un’epoca segnata dalla circolazione accelerata delle immagini, Soft Structures propone l’astrazione non come fuga, ma come strumento per ricostruire il mondo attraverso la forma. Le opere si presentano come immagini potenti, ma al tempo stesso eccedono l’immagine — attraverso scala, materia e densità — riaffermando un incontro diretto tra spettatore, opera e significato.