15-17
05 2026
14/02/2026
-
02/05/2026
Mostre
Mostra collettiva

Lust for Life

Tim Van Laere Gallery Rome presenta Lust for Life, mostra collettiva con opere di Carroll Dunham, Gelitin, George Grosz, Sarah Lucas, Ben Sledsens, Rinus Van de Velde, Franz West e Rose Wylie. Prendendo il titolo dall’iconico brano di Iggy Pop, la mostra risponde alla tensione e all’incertezza del presente affermando energia, desiderio, ironia e impulso creativo. Attraverso generazioni e sensibilità diverse, gli artisti condividono un’idea di arte come spazio in cui l’intensità dell’essere vivi può essere esplorata e celebrata. Centrali sono The Invasion (1947) e Waiting for Better Times (1933) di George Grosz.
Le opere mostrano cosa accade quando la forza vitale viene corrotta o arruolata dal potere. I corpi agiscono, ma la vitalità è svuotata di piacere e scelta: il desiderio diventa arma, la vita prosegue in uno stato di impoverimento morale. In The Invasion le figure sembrano mosse da una forza esterna, intrappolate in una trance collettiva; in Waiting for Better Times l’immobilità suggerisce assenza di presenza. Grosz raffigura un’intensità fatta di violenza e frenesia, priva di cura e intimità. Eppure i suoi disegni sono vibranti: linee nervose e colori acidi scuotono lo spettatore, ricordando che la voglia di vivere non è garantita, ma va difesa.
Queste opere rappresentano l’ombra che conferisce urgenza all’intera mostra. Tra pittura, scultura e opere su carta, la mostra si sviluppa come una serie di incontri talvolta teneri, talvolta abrasivi. Corpi, memorie e icone culturali entrano in collisione; la figurazione scivola nella caricatura, l’intimità nel grottesco. Ne emerge un linguaggio visivo umano e vitale, fatto di vulnerabilità ed eccesso. Le opere rivendicano il sentire come forza primaria, dando spazio a piacere, goffaggine e desiderio. In un’epoca mediata da schermi e linguaggi di crisi, la voglia di vivere diventa resistenza: non ottimismo, ma rifiuto dell’anestesia.
Si manifesta nell’eccesso e nella corporeità, in forme indisciplinate che affermano il corpo come disordinato e vivo. Può essere anche quieta: attenzione agli interni, ai giardini, ai rituali quotidiani. Scegliere lentezza e cura diventa un gesto radicale. L’umorismo, talvolta crudele o collettivo, si oppone alla serietà come unica risposta alla crisi, trasformando risata e vicinanza in strumenti di sopravvivenza. Lust for Life non propone soluzioni, ma afferma che piacere, desiderio, ironia e cura non sono evasione, bensì modi per restare immersi nella realtà. In un mondo che normalizza esaurimento e distacco, scegliere intensità e sensibilità è un atto radicale.
Voler vivere oggi significa privilegiare la presenza alla paralisi e riconoscere valore ai gesti minimi: la luce su un tavolo, una canzone che toglie il respiro. Non perché risolvano qualcosa, ma perché ricordano che essere qui non è neutrale.