15-17
05 2026
23/01/2026
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21/03/2026
Mostre
Sabelo Mlangeni

“I have stopped time” A Family Portrait

A cura di Francesca de' Medici
«Quando si cattura un momento con la macchina fotografica, qualcosa che fino a quell’istante era invisibile, emerge improvvisamente. È lì davanti ai tuoi occhi, ma allo stesso tempo non lo è. Che cosa significa dunque, per un fotografo, catturare un’immagine di questo tipo e portarla con sé? Significa custodire un’immagine che non si aspettava di essere vista, perché non nasce dallo sguardo, bensì dall’obiettivo fotografico. Queste immagini rispondevano alla mia presenza in quel luogo. »
Sabelo Mlangeni, in conversazione con Francesca de’ Medici, Johannesburg 2025 Sabelo Mlangeni è un sussurratore di immagini. Con cuore e anima aperti, coglie attimi che possono essere rivelazioni a lungo desiderate o inattesi doni del caso. Questa apertura al fuggevole e al transitorio colma lo spazio tra passato e futuro, trasformando l’eterno nel presente.
I suoi progetti, sempre concepiti con cura e rispetto, rivelano una profonda consapevolezza della sacralità dell’essere pienamente presenti nell’hic et nunc, così come della necessità di restare aperti al dono dell’istante – riuscendo, in entrambi i casi, a sospendere il Tempo. Il rapporto di Mlangeni con la fotografia è spirituale, quasi devozionale. A ciascuno il proprio cammino, e il suo non è soltanto quello dell’osservatore, ma del testimone. Il suo impegno è radicato e alimentato da un interesse profondo e duraturo per l’origine e il significato di una comunità d’elezione, così come per la vita quotidiana queer e rurale. Questo lo conduce a condividere l’ordinario e il quotidiano con gli invisibili, ovvero le comunità queer e discriminate. Il tempo trascorso con loro è prezioso e inestimabile: Sabelo vive in comunione con le persone che desidera osservare e celebrare attraverso il suo obiettivo, abitando tra loro per settimane, spesso addirittura per mesi.
Questa immersione è una pratica di profonda devozione, empatia e amore; accolto all’interno delle comunità, ne assorbe la bellezza e le gioie, tanto quanto le difficoltà e le lotte. Le immagini presentate in “I have stopped time”. A Family Portrait, nascono da una residenza del 2017 a Lubumbashi, nella Repubblica Democratica del Congo. Nel vederle per la prima volta, mi è tornata alla mente l’incisiva affermazione di bell hooks: “il primo atto di violenza che il patriarcato chiede agli uomini di compiere è contro sé stessi, uccidendo le parti emotive di sé”. Mlangeni ha visitato comunità queer e rurali nella RDC con la fervida e rispettosa speranza di catturare l’Umoya, termine isiZulu e bantu che indica lo spirito e l’essenza di una persona: il suo vero essere interiore.
Rivolgendo il suo obiettivo verso coloro che rifiutano di reprimere le proprie emozioni o la propria vulnerabilità, Sabelo partecipa a un atto di guarigione collettiva e ad una percezione ancestrale e olistica della vita. La sua pratica, permeata di Ukulinda, l’essere presenti nel momento, attende con tenerezza e rispetto l’attimo da catturare, perfettamente imperfetto, donandoci immagini profondamente coinvolgenti e un invito spirituale ad accogliere le connessioni emotive che le sue fotografie generano. Ripensando al percorso di Mlangeni, riaffiora un’altra significativa citazione di bell hooks: “la funzione dell’arte non è solo dire le cose come stanno, ma immaginare ciò che è possibile”. Osservatore acuto e narratore empatico e raffinato, Mlangeni esplora i molteplici livelli della marginalità per celebrare coloro la cui esistenza cammina su una fune in bilico tra discriminazione e lotta, accettazione e sicurezza.
La fotografia sofisticata e coinvolgente di Sabelo ci invita a partecipare e a prendere parte a momenti ora fissi e immobili nel tempo… ma anche a fare un passo oltre e immaginare ciò che ci aspetta nel regno del gentile, del tenero, del pacifico e del possibile.