Sarà forse proprio per tenere insieme queste figure deformi che interviene la linearità sottostante, una costante sia nelle tele che nelle sculture. Una linea a momenti vorticosa, quasi barocca, a momenti più rigorosa, che attraversa in trasparenza questi corpi altrimenti vuoti, e ne riempie le cavità, dichiarando la paradossale fascinazione dell’artista per lo scheletro, la struttura interna delle cose. Nel caso delle sculture si tratta di un’anima in fil di ferro, un metallo che, stando al titolo della mostra, prende improvvisamente vita e, agente inaspettato di una divagazione fantastica, si mette a sognare.