Andrea Festa è una galleria d’arte contemporanea con sede a Roma, attiva nella promozione di artisti emergenti e mid-career a livello internazionale. Il programma espositivo si concentra su pratiche pittoriche e scultoree, con particolare attenzione alla ricerca tra figurazione e astrazione. La galleria include anche Sala Nova, spazio dedicato a progetti sperimentali.
Amo dire che è Roma ad aver scelto me. È una città complessa, a tratti cinica e quasi indifferente alla bellezza straordinaria in cui è immersa, e non sempre aperta al nuovo o al futuro. Eppure, fin dalla prima volta che ci ho messo piede, me ne sono innamorato profondamente — e quel sentimento non è mai cambiato. Non riuscirei a immaginarmi altrove.

Credo che sarà necessario ripensare modelli e strutture, puntando meno sulla quantità e più sulla costruzione di relazioni solide, sulla formazione dei collezionisti e su un approccio più sostenibile e mirato.
Una delle principali sfide sarà colmare il divario tra visibilità e reale collezionismo: i social hanno ampliato enormemente il pubblico interessato all’arte, ma non in proporzione quello dei veri acquirenti. Questo mette sotto pressione l’intero sistema, dalle gallerie alle fiere, che restano fondamentali ma sempre più costose e rischiose. Credo quindi che sarà necessario ripensare modelli e strutture, puntando meno sulla quantità e più sulla costruzione di relazioni solide, sulla formazione dei collezionisti e su un approccio più sostenibile e mirato.
Non ho una formazione accademica in arte. Ho iniziato a collezionare quasi per caso, per arredare casa quando mi sono trasferito a Roma da Torino, e da lì è diventato qualcosa di sempre più centrale.
A un certo punto ho lasciato il mio lavoro di farmacista e nel 2020 ho aperto la galleria.
Lavoro in modo piuttosto spontaneo, senza programmare troppo in anticipo. Mi interessa mantenere una certa flessibilità, lasciare spazio a quello che incontro e a ciò che sento davvero affine.
La scelta degli artisti parte sempre da una domanda molto semplice: è qualcosa che collezionerei io? Se la risposta è sì, è già una grande “green flag”. Poi, andando avanti, diventa fondamentale anche il lato umano: quello del gallerista è un lavoro intenso e quotidiano, e se manca un buon rapporto con l’artista, tutto diventa molto più difficile, a volte anche insostenibile.