Guida gastronomica di Roma per gallerie/4
Quando si tratta di bere, nel mondo dell’arte difficilmente qualcuno si tira indietro. Un buon bar è spesso il posto giusto per prolungare una conversazione, chiudere una giornata di lavoro, attraversare il ritmo fitto di un gallery weekend o brindare all’inizio di qualcosa di nuovo. Negli ultimi anni anche a Roma la scena del drink ha assunto un profilo sempre più solido e riconoscibile, tra indirizzi contemporanei, progetti ambiziosi e una qualità ormai capace di imporsi ben oltre il contesto cittadino.
Questa prima guida alcolica raccoglie tre insegne che rappresentano alcune delle espressioni più alte oggi presenti in città (e nel mondo).
“La nuova sede di Drink Kong a Via dei Prefetti, 22. Il cocktail bar migliore e più contemporaneo di Roma.”
Drink Kong è oggi un progetto che si muove su due indirizzi distinti, ciascuno con un’identità precisa. La sede di Monti, ormai storica, resta quella più immersiva e riconoscibile: uno spazio costruito su un immaginario rétro-futurista, dove luci, materiali e ritmo notturno accompagnano una proposta fatta di cocktail tecnici, strutturati e fortemente caratterizzati.
Il nuovo spazio di via dei Prefetti sposta invece l’asse verso una dimensione più essenziale, con un lavoro più diretto sui grandi classici e un’atmosfera meno scenografica, più misurata. Due luoghi diversi ma complementari, che mostrano la capacità del progetto di articolare linguaggi differenti mantenendo intatti rigore, precisione e una visione molto chiara del bere contemporaneo.
Nascosto in un vicolo a pochi passi da Campo de’ Fiori, il Jerry Thomas è il primo vero speakeasy italiano e uno degli indirizzi che hanno cambiato il modo di bere a Roma. L’ingresso è discreto, quasi invisibile, e segue ancora la logica del club con parola d’accesso e prenotazione. All’interno, luci basse e arredi d’ispirazione vintage costruiscono un’atmosfera raccolta, quasi clandestina. La proposta è centrata sui grandi classici della miscelazione, eseguiti con rigore e precisione, senza concessioni superflue ma spesso rivisitati in grande chiave contemporanea. Accanto a questi, una serie di nuovi signature-drinks che l’hanno imposto tra i migliori bar in Europa. Un luogo che resta un punto di riferimento, più per coerenza che per scena.
A due passi dal Pantheon, il bar dell’Hotel de la Minerve — oggi Orient Express La Minerva — è uno spazio che lavora sulla stratificazione, più che sull’effetto immediato. Il progetto di Hugo Toro mette in dialogo elementi classici e interventi contemporanei: colonne, marmi e la statua della dea Minerva convivono con superfici lucide e dettagli più grafici. Il risultato è un ambiente calibrato, dove la dimensione storica resta centrale ma viene riletta con una certa precisione formale. La proposta segue la stessa linea, tra grandi classici e variazioni misurate, senza eccessi.