Guida gastronomica di Roma per gallerie/3
Abbiamo chiesto ai galleristi di Roma di indicarci un posto per cena, senza specificare troppo: poteva essere una cena intima, un tavolo di lavoro, un’occasione da festeggiare o semplicemente una serata da costruire con la giusta atmosfera. Chissà se, nelle risposte, si nasconda già un’idea precisa di convivialità, di gusto o perfino di scena. Intanto, questa prima guida raccoglie cinque indirizzi rigorosamente trasteverini, tra locali storici, tavole fedeli alla tradizione, insegne che attraversano il tempo con naturale continuità e qualche presenza più contemporanea, ben innestata nel tessuto del quartiere.
Un piccolo itinerario per leggere Roma anche attraverso i suoi tavoli.
Dal 1935, Checco er Carettiere è un’istituzione della ristorazione a Roma. Le pareti, tappezzate di foto di celebrità varie dal dopoguerra ad oggi, raccontano un ristorante senza tempo e di una Dolce Vita fuori dal quadrante più classico. Celebre, e la cui foto abbiamo scelto per la copertina di questa guida, la storia della cena improvvisata dal giornalista Gianni Minà con Gabriel Garcia Marquez, Sergio Leone, Muhammad Alì, Robert de Niro. Perché Roma è, o era, questo: una città sorniona, che accoglie chiunque con un classico disincanto.
Tra cucina romana, classica e tradizionale e proposte di pesce alla carta, legate comunque alla stagionalità, Checco offre un’esperienza senza mediazioni, sapori riconoscibili e un’atmosfera che attraversa indisturbata le generazioni e sopravvive anche al turismo di massa. Un indirizzo solido, che non ha bisogno di reinventarsi.
A pochi metri, perché Trastevere si svolge in 15 minuti a piedi coast-to-coast, troviamo Taverna Trilussa, altra istituzione del rione (attiva dal 1910). Quando Hollywood non trova posto da Checco (e non è ovviamente così) si riversa a Taverna Trilussa, come testimoniano le pareti affrescate degli autografi delle celebrità passate per il ristorante. Le sale, raccolte e dal carattere quasi sotterraneo, creano un’atmosfera più intima rispetto alla media del quartiere, mentre la cucina rilegge i classici romani con una certa attenzione alla materia prima e alla presentazione. Iconico il servizio della pasta in padella, gesto scenico che diventa firma della casa. Un classico, in tutto e per tutto.
“Difficile scegliere quindi dico l’ultima in ordine di tempo: Enoteca l’Antidoto, che non è un ristorante ma ha messo in atto una piccola rivoluzione nel contesto romano. Materie prime eccellenti, idee geniali e un contesto particolare, praticamente senza fornelli, senza canna fumaria, solo tanto studio e tanta inventiva.”
L’Antidoto non è un ristorante: non ha la dotazione di base in cucina per esserlo. Eppure, come sempre, le rivoluzioni si fanno con idee semplici: dal 2020 piccoli piatti da condividere, soprattutto crudi (o cotti nella spartana cucina che comprende un forno e un paio di fornelli elettrici), e una cantina di nicchia e qualità dedicata al mondo dei vini naturali. Lo chef (per quello sì, siamo in una cucina di altissima gamma) è da qualche anno l’emiliano Mirko Pelosi, che dopo un lungo girovagare di cucine stellate in giro per l’Europa, ha messo base qui dal 2024, speriamo per restarci a lungo insieme al padrone di casa Flaviano Pizzoli. La cucina è fatta di grandi materie prime, microstagionalità e soprattutto pesce, esposto come un trofeo nel frigo per la frollatura che contraddistingue l’interno (e che accende, letteralmente, la sua atmosfera minimal-ma-intima ogni volta che viene aperto): da qui, un ampio percorso di marinature, crudi, fermentazioni varie, suggestioni pan-mediterranee e non solo (la curiosità dello chef va molto oltre il territorio, e le bacchette saranno una possibilità sin dall’inizio), tante magie che Pelosi realizza con il suo tocco geniale. Il menu cambia continuamente, la prenotazione è pressoché obbligatoria.
Viale Trastevere segna un confine tanto vago quanto chiaro, tra i due versanti di Trastevere: quello caotico e denso a nord verso Piazza Trilussa, e quello più raccolto, intimo e decisamente meno movimentato a sud verso Santa Cecilia. Proprio qui, defilata rispetto al flusso più immediato del rione, La Gensola propone una lettura più essenziale della cucina di mare. Lo spazio è sobrio ma con la giusta intimità, e lascia che siano i piatti a parlare: preparazioni pulite, materia prima ben selezionata e un’impostazione che privilegia equilibrio e precisione. L’atmosfera è composta, adatta a una cena più raccolta rispetto alla media del quartiere.
Al riparo dai flussi, talvolta insopportabili, di Trastevere, Piazza dei Ponziani offre un riparo tranquillo e riservato. Qui, da anni, Teo si distingue nel panorama gastronomico del rione, con un’offerta solida, radicata nella territorio e nella stagionalità. Cucina romana e di pesce, tutto secondo disponibilità e stagione. Dimenticate le tante trappole per turisti sparse tra le vie e i vicoli, e lasciatevi accogliere in questo piccolo ma prezioso ristorante informale, con un servizio puntuale, attento e grande disponibilità al cliente.