Questa apparente invisibilità dell’artista, sognante e lucida insieme, prende forma veicolando una consapevolezza che va oltre i confini del visibile. Le superfici delle sue opere sono porose, irregolari, riflettenti e assorbenti, spesso indisciplinate e diventano la seconda pelle dell’artista: una sorta di omeostasi fatta di scambi tra corpo e materia.